LA MINDFULNESS NELLA GESTIONE DELL’ERRORE SPORTIVO

October 26, 2015

 

COME SI COLTIVA L'ARTE DI SAPER ASPETTARE

 

Un tempo si chiamava pazienza, oggi è diventata incapacità di tollerare la frustrazione dell’attesa. Sempre più presente nella nostra quotidianità, alimentata dagli strumenti tecnologici in nostro possesso è cresciuta insieme a noi a partire dalla tenera età.

Fin da piccolissimi, i bambini dei nostri giorni, sono educati all’immediata soddisfazione di una qualsiasi richiesta, con la conseguenza di un annientamento della sensazione di desiderare.

Non è un vizio, ma un bisogno, del genitore, di tenere tutto sotto controllo, di gestire l’incertezza e di trasformare la sicurezza in un bisogno fondamentale. Vittima del nostro attuale modello culturale, alimentato da una tecnologia che non lascia spazio al non sapere, l’adulto di oggi è dipendente dalla certezza e dal controllo.

Gps, internet, social e whatsapp sono solo alcuni degli strumenti odierni che ci permettono di avere una risposta subito e di disconnettere irreversibilmente la rete dell’ignoto e annullare completamente la nostra abilità di gestire l’ansia.

Questo, ovviamente, ha i suoi risvolti anche nell’attività sportiva, dove se non sei allenato a gestire la tensione dell’attesa soccombi a chi, più di te, ha coltivato questa capacità, ma soprattutto a te stesso.

Sì, perché quello che accade nella pratica sportiva è lo stesso processo simil-panicogeno tipico dei disturbi d’ansia, per cui per attenuare uno stress emotivo si mette fine alla situazione attivante attraverso un meccanismo di evitamento.

Da qui ne deriva che non prevale più l’efficacia di un gesto tecnico, ma l’immediata interruzione di un’emozione che non si è in grado di sopportare, ne tantomeno di gestire. In parole semplici si attiva un automatismo per cui non importa più come, ma  che finisca.

Ecco perché è così difficile limitare gli errori di gioco e allenare l’atleta all’attesa anziche all’attacco, perché questo presuppone un impegno verso l’ignoto. Il forte disagio che proviamo di fronte all’ambiguità dell’attesa, ci conduce a ricercare un sollievo immediato con la conseguenza che spesso l’unica via per attenuarlo è il fallimento. Con questa conclusione, per quanto insoddisfacente, l’atleta ottiene un momento di pace.

Per questo allo stato attuale le tecniche più efficaci di gestione psicologica dell’atleta sono quelle basate sulle terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione, che antepongono la flessibilità psicologica alla rigidità e al controllo.

Diventa fondamentale un cambio di prospettiva, dove si aiuta il giocatore a incrementare le azioni efficaci pianificando obiettivi coerenti con i valori individuali e/o di squadra. Spostando la prospettiva da un focus esterno (l’ottenimento di un risultato) ad un focus interno, basato su un valore in cui l’atleta crede fortemente (es. essere un giocatore intelligente, essere un atleta instancabile ecc..) si potranno pianificare obiettivi coerenti per ciascuno.

In parallelo, la mindfulness, diventa strumento di consapevolezza di sé nel momento presente e agisce sul processo di allenamento nella gestione dello stress emotivo e nell’abilità di esserci totalmente in ogni azione e in ogni movimento.

L’abilità di stare nel qui ed ora abbatte la tendenza cognitiva umana di fluttuare nel passato e nel futuro prosciugandoci delle energie necessarie per affrontare il presente che è l’unico tempo in cui possiamo veramente agire.

La respirazione consapevole è forse la pratica più comunemente associata alla mindfulness che applicata all’attività sportiva può essere abbinata alla focalizzazione su un elemento presente nel contesto di gioco.

Con la pratica l’atleta si accorgerà di poter iniziare a trovare lo spazio  per muoversi anche quando sono presenti emozioni di disagio e frustrazione.

 

 

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